Bianca Takacs, sotto quel ramo...
"Sotto quel ramo, c'era tutta me stessa.
Ripasso a memoria come ogni volta tutto quello che non deve mancare; casco, scarpe, completino, guantini, la bici l'ho pulita perfettamente. Impugno la sacca, e mentre esco dalla mia camera quello sguardo nello specchio mi sussurra qualcosa. Mi fisso qualche istante in più stavolta, fino a chiudere gli occhi, per vivere il mio silenzio, la mia paura.
Il numero sulla maglia, la cerniera che si chiude, il boa che si stringe. Il giudice abbassa la bandierina, è ora di sognare ad occhi aperti.
Pochi chilometri, poche curve, in un tratto dove la strada forma una 'U' osservo le avversarie che sono già dalla parte opposta. Sono li sola, di fronte nuovamente a quello specchio che fa male. Nel mio silenzio, senza capire nulla di quello che anche stavolta era accaduto. Metri, secondi; pochi ma infiniti. Poco dopo la strada si allarga, mi fermo, testa cupa in avanti ad avvolgermi in me stessa. Avrei voluto urlare, battere i pugni, gettare tutto via. Passa un uomo in bicicletta, con uno zaino ed una macchina fotografica stretta al collo, mi chiede se ho bisogno e passando la mano velocemente sul viso per asciugare qualche lacrima, rispondo di no. Lui se ne va via, ma cento metri avanti si gira e torna lì dov'ero. Aveva sentito il mio singhiozzo, ancora una volta, sotto quel ramo d'albero, con quella testa cupa, nascosta in disparte. Parole, domande, e mi viene spontaneo urlare un : non ne finisco una."
Lì, a bordo strada, a chiederti perché il ciclismo non ti regala nulla, il tuo grande impegno eppure era finita così, così presto, pure questa. Non amo le lacrime di nessuno, non potevo passare e far finta di niente. Sotto quel ramo abbiamo pianto un po' tutti, si chiama vita. Nessuno nasce campione, raccogliamo esperienze ogni giorno, vittorie o sconfitte, che ci rendono più forti.
A te, numero 52 !!
