CX in Nazionale
Assomiglia tanto ad una favola, indossare la maglia della propria Nazione.
Meravigliosa, per il suo rappresentare il valore più alto nello sport, più istituzionale.
Credo faccia un certo effetto già vederla piegata su un tavolino o sul letto della propria stanza; scrutare l'elenco partenti, trovare il proprio nome associato ad un numero, e poter spillare quest'ultimo su quella stoffa azzurra così accuratamente da metterci fin quasi troppo tempo. Forse per le mani che tremano di fierezza, forse l'emozione, forse per l'orgoglio di dire "questa maglia è mia, ci metto il mio numero, il mio nome".
E' una maglia che sa unire avversarie di ieri, oggi chiamiamole compagne, è una magia che sa radunare anche i tifosi per esaltare tutto il gruppo.
Ma nessuno ti regala niente, i sogni richiedono fatica. Perché per indossarla hai poco da sbagliare, una stagione perfetta, una stagione lontana da infortuni e incertezze, insomma tutto deve filare liscio.
Chissà poi cosa si pensa appena indossata, affacciandosi allo specchio piano piano quasi timidi ed ammirarsi; poi ancora alla partenza chinando un po' la testa, in quell'istante balzano ricordi, decisioni, felicità, rabbia, dubbi, notti senza dormire, vittorie, sconfitte, senso di responsabilità e quello del dovere.
E appena dopo lo start lo capisci subito se è la giornata giusta, in mezzo alla fatica, senti urlare secondi di vantaggio, secondi di ritardo.
Ci sarà un vincente certo, ma qui la vera favola è che nessuno perde, perché questa maglia, indossata ad un Mondiale, vuole anche dire che qualcosa di immenso lo abbiamo già fatto. Poi certo, serve anche un po' di umiltà, per affrontare la sorte, la giornata storta, le avversarie più forti. Nessuna di voi ha perso, perché nessuna di voi si è arresa.
E come Eva, A come Alice, F come Francesca, S come Sara, G come Gaia, L come Lucia, C come Carlotta, N come Nicole. Nessuna lettera, nessun nome si ripetono, ma con questa maglia, per ognuno di noi, voi tutte eravate "I" come Italia.
