Debora Silvestri esulta a Marostica
"Ho perso, ma ho vinto con lei." Le gare Open, complicate per le più giovani dove la differenza di età, di preparazione, di esperienza spesso spaccano il gruppo già nei primi chilometri. Domenica, in vetta alla penultima salita, c'era un cuoricino che pulsava doppiamente. Stanca per la sua prova, tesa per non averla finita, e quel doppio battito perché la sorella maggiore spuntava da quell'ultima curva in testa al gruppetto in fuga. Le passo accanto, sussurrandole un pronostico, mancano circa 20km al traguardo, e con quella vocina tremolante mi lancia un timido "speriamo".
Cinque gli anni di differenza tra loro, che non gli avevano mai permesso di correre assieme nelle stesse gare, un sogno che ora è realtà, due sorelle e la medesima passione con un percorso parallelo.
"Debora è l'unica persona di cui mi posso fidare, mi confido spesso e siamo buone amiche, ma in passato capitava frequente di litigare, ed ognuna percorreva una strada diversa. Ammiro tanto il suo percorso, cresciuta così velocemente, è diventata un mito da seguire per la mia crescita."
Lo speaker annuncia l'allungo di Debora, sulla parte dura della salita,
mentre Martina raggiunge il viale dell'arrivo. Sono sei e poi dieci i secondi
in cima all'ultima asperità, la discesa è un'alleata e all'ultima curva prima
del rettilineo finale spunta in solitaria con un margine di secondi piuttosto
aumentato. Martina è aggrappata alla transenna, con gli occhi lucidi, con
quella voglia di gridare "vittoria". Debora taglia il traguardo a mani alzate,
per un attimo le perdo di vista, ma appena le ritrovo sono strette in un
immenso abbraccio, entrambe emozionate. Si staccano, ma solo per un attimo,
Martina si asciuga le lacrime, prende la ricorsa e la stringe ancora più forte,
si allontana appena qualche centimetro, per guardarla bene negli occhi. Quanto
valore in quello sguardo tra sorelle. Quante parole, quanti pensieri detti in
pochi secondi senza fiatare, quel complimento che a voce tarda a farsi sentire.
Un sussurro tremolante, interrotto dal frastuono delle compagne di Debora che
una ad una arrivano al traguardo e l'avvolgono di euforia. In quel sussurro
silenzioso c'era un "Vorrei, vorrei essere come te."
