Elena Pirrone, e la fuga a Strade Bianche
Io ci metto la faccia!
Le azioni solitarie, quelle che, fanno innamorare del ciclismo la gente. Quelle che, un po' per se stessi, per gettare alle spalle qualche momento opaco. Ci vuole coraggio, in una gara così importante, a mettere la propria ruota davanti a tutti. Ci vuole carattere e classe se a Strade Bianche, a soli ventidue anni compiuti da pochi giorni, si è capaci di fuggire soli per tanti chilometri.
Alle 10:24 Elena scatta, 15 poi 40 e poi fino a 85 secondi di vantaggio, passano veloci il terzo e quarto settore di sterrato. Nel quinto settore mancavano soltanto cento metri per trovare la scia del gruppo che rapidamente l'aveva agganciata ed inghiottita. Sessantadue minuti, e quaranta chilometri in solitaria, a spingere a tutta sui pedali, per raggiungere un sogno e per dire 'io ci sono' . Lo sguardo in avanti, spesso chino sul terreno per controllare buche, sassi, e la coda dell'occhio vigile a controllare se dietro qualcuno si stava avvicinando. Un'azione nel silenzio, in una versione di gara anomala, dove la tua fatica rimbalza soltanto tra le parole scritte sui social. Le immagini in tv regalano troppe poche possibilità di conoscere tutte le fasi di gara. E chissà quanti applausi mancati in questa azione, con le persone costrette a rinchiudersi in casa piuttosto che a riempire le colline senesi a tifare, quanto ti avrebbe incoraggiato un 'forza Pirro' urlato lungo il percorso! Il ciclismo si innamora degli attaccanti, delle azioni inaspettate, di quelle da lontano, anche se poi, non vanno a segno. Ma è l'azione stessa, quella forza di provarci, quell'attimo in cui si decide : ora parto. L'adrenalina di quella decisione, lo scatto, il cronometro che scorre veloce per indicarti il vantaggio. Anche senza immagini, soltanto leggendo qualche notizia, facevamo il tifo, e con il dito si scorreva la planimetria del tracciato. Domani, provaci ancora, perché l'opaco prima o poi, tornerà a luccicare.
"Alè Pirro" !!
