Giulia Marchesini racconta Emilia Matteoli
Afferro la bici, un attimo prima della gara per il solito riscaldamento, butto lo sguardo a destra e la strada è vuota, a sinistra invece c'è una ragazzina che è appena salita in bicicletta. E' un'avversaria, ha una maglia diversa dalla mia e ci riscaldavamo per lo stesso obiettivo. Rivalità come elemento essenziale del ciclismo, eppure c'era qualcosa di diverso, di speciale. Quel correre in squadre diverse, ma sole, che ci ha fatto conoscere ben presto e quella rivalità si era trasformata velocemente in amicizia.
Sono cinque ora gli anni che ci vedono militare per lo stesso team, un rapporto che si rafforza ogni giorno, una compagna speciale e fondamentale in ogni situazione. Forse perché ci mostriamo la nostra vulnerabilità, senza travestimenti, come fossimo sole davanti ad uno specchio. Da lei ottengo sempre la parola giusta nel momento giusto, il suo aiuto ed il suo conforto arrivano in sella ma anche nella vita di tutti i giorni. E' magica questa complicità, come magico è lo sport che pratichiamo che ha saputo trasformarci da rivali a compagne. Osservo questa fotografia, che ha fermato il tempo ed il nostro sguardo, ma non ricordo cosa stavamo dicendo. Poteva essere un confronto sulla fatica che ci stava aspettando, oppure qualche preoccupazione per la gara stessa, o molto più probabilmente io che mi stavo lamentando di qualcosa e lei, come sempre ha saputo fare in questi anni, cercava di darmi conforto. Emi ha un valore aggiunto in questo sport di squadra, averla vicina è una fortuna, e se ad oggi le soddisfazioni sportive non sono ancora all'apice di quanto vale, sono sicura che presto il meglio arriverà.
C'è un ciclismo che anche questa volta insegna, che crea punti di riferimento tra persone, tra giovani ragazze come loro. Distanti nella vita appena diciotto mesi, Emilia 21 anni a novembre e Giulia 22 ad aprile. Centoventi invece i chilometri che le dividono, o forse zero. E c'è pure quel nome "Fiorentino" del loro luogo, che le accomuna in quel di Castel e Castiglione, per completare una di quelle amicizie da voto dieci, magari con il lode.
Quel voler bene puro, che nel ciclismo se ti trovi sulla linea del traguardo, significa tirare un po' il freno, per dire in silenzio, vai tu. Perché sai che passata la linea, c'è un abbraccio che ti aspetta, quello forse che vale più di una vittoria.
"Io ti voglio bene, perchè ne voglio a me"
