La presentazione del Trofeo Binda

13.02.2020

Non arrendetevi, e fatelo con rumore !!

Sette Febbraio, Varese, Cocquio Trevisago, Caldana ore 20.53, sono in ritardo. Ma sono in buona compagnia, Yaya e Conso limano i miei passi mentre fuori dal teatro Teniel e Polly sembrano aspettarci. Entriamo. Temevo già il gremito pubblico, che si sarebbe voltato a scrutare i ritardatari, quell'entrata in vostra compagnia, che quasi mi agitava. Due, tre passi il quarto cade nel teatro, oltre quella porta sgrano gli occhi, controllo l'orologio, 20.56, eppure la sala è quasi vuota. Addetti ai lavori, fotografi e stampa pronti ad immortalare la serata, ma il pubblico dov'è ?

E mi chiedo anche stavolta, quale sia il motivo. Una serata importante di ciclismo con atlete di livello, di ieri e di oggi, che sanno raccontarci la fatica, ospiti seduti in prima fila che raccontano la prossima gara di World Tour in Italia, a Cittiglio, il Trofeo Binda, con le sue variazioni di percorso per stremare ancora di più un arrivo già duro.

Si parla di ciclismo, quello sport che ci passa sotto casa, che sa regalarci emozioni che impattano velocemente quando osservi quelle bocche spalancate, quel sudore in viso, la fuga, lo scatto, i capitani, la maglia rosa, la maglia nazionale o quella iridata, i ritardatari, il famoso 'gruppetto' che di solito è anche il più simpatico alla gente, che sa regalare un sorriso, un saluto e qualche secondo in più di passaggio per l'andatura più lenta. Il divano è comodo, le temperature fuori sono fresche ok, ma ci sono ragazze che si sono fatte centinaia di chilometri per raggiungere questo evento, per regalarci qualche racconto sulle due ruote. Gli ingredienti per una bella serata ci sono tutti, un teatro, dieci file di sedute, appena tre occupate e nemmeno nella loro totalità.

Osservo il palco, c'è Morena Tartagni che spesso prende la parola, racconta il ciclismo del passato, la fatica di una donna nello sport di ieri, e accenna il lusso di oggi, voltandosi verso le nuove leve. C'è Noemi, Noemi Cantele che racconta le sue gare, il suo mondiale, la battaglia delle donne per avere visibilità, ma serve ancora tanto per portare questa fatica in risalto. C'è Gaia, Gaia Saporiti che racconta seppur giovane un processo di esaltazione di marchi tecnici che tentano oggi di supportare le donne. C'è Simona, Simona Frapporti che accenna alle sue di fatiche, accennando alla sua recente vittoria in Australia al Santos Women's Tour Down Under. C'è Silvia, Silvia Valsecchi che con i suoi vent'anni di carriera ne ha parecchia storia da raccontare, esclamando quasi malinconica che questo potrebbe essere l'ultimo della sua fatica su due ruote. C'è Teniel, Teniel Campbell dal Trinidad e Tobago che accenna un saluto in italiano, ed il suo pensiero alle Olimpiadi. C'è Ilaria, Ilaria Sanguineti che si presta al microfono con il suo solito sorriso, capace di coinvolgere chiunque. C'è Silvia, Silvia Pollicini che è l'atleta di casa, che si racconta e pronostica la stagione. C'è Chiara, Chiara Consonni reduce da una brutta caduta di pochi giorni prima, ma ancora nell'anima quella recente e splendida vittoria al Boels Ladies Tour. C'è Elena, Elena Franchi che tenta di descrivere i suoi progetti con l'avvicinarsi della stagione e il suo brutto incidente che l'ha tenuta lontano dagli allenamenti per mesi. C'è Alice, Alice Gasparini alla sua quinta stagione tra le èlite che si racconta. C'è Angelica, Angelica Brogi tornata alle gare da poco, dopo un periodo un po' opaco di vita.

Mi chiedo cosa manca, per avvicinare la gente a questo mondo meraviglioso. Ci sono racconti di fatica, ci sono emozioni, ci sono opportunità che la bici insegna. I loro racconti, insegnano che il successo non arriva mai scontato. E la vita va anche così, non solo il ciclismo.

C'era un applauso, scandito per tutte. Perché ognuna ha saputo regalare un momento di attenzione.

Quelle file vuote, l'odore delle occasioni perse. Dolci ragazze, campionesse con poco pubblico, storie con poco pubblico, immeritatamente.

Chiamateli pure "sport di nicchia". Ma quanto sono belli.

E, come per la musica di nicchia, ci vuole un orecchio fino, che sa apprezzare la bellezza, che non tutti vedono.

A voi, ragazze, così forti e agili, a volte fragili, a volte uragani, prendetevelo ancora quel palco. Non arrendetevi, e fatelo con rumore. Era il rumore che non si è sentito, ad essere ingiusto, ad essere sbagliato.

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