Letizia Borghesi al Fiandre, una squalifica ingiusta
Nell'epoca dell'autocertificazione per poter mangiare a Pasqua con i propri genitori, nell'epoca delle regole sfornate da tecnici UCI competenti(o meno), ieri nella corsa regina del nord a farne le spese, un drappello di corridori sia al maschile che al femminile. Guardavo la gara in tv, mentre mio padre mi raccontava di Moser, Saronni e ancora più indietro di Gaul e Merckx. "In soffitta dovrei avere ancora qualche ricordo" citava orgoglioso. Per sgranchire le gambe sparisce qualche minuto dal divano e torna con un sacchetto, marchiato Sammontana, che nel 74 Alfredo Martini o un suo collaboratore fece cadere dall'ammiraglia. Consumato dagli anni, ma ancora un ottimo salva polvere per custodire qualche cimelio. Lo scuote come fosse un tesoro nascosto e riemerso. La mano che scivola in quel sacchetto, che gira ed afferra a caso uno di quegli oggetti, lo vedo con un po' di emozione e come un mago che estrapola fiori e conigli dal cappello, impugna una borraccia marchiata Carrera, e lui che esclama "Chiappucci" e gli balza alla memoria quel ricordo, di quello sprint a tre. Tre ragazzi, involati a catturare quella borraccia che gettata poco vicino a loro, rotolava giù per il sentiero. Era il premio per l'attesa, era il risultato di un applauso, che il corridore nella fatica poteva ricambiare. "Mi sbucciai le ginocchia pur di prenderla". Quale sapore ha una borraccia consumata, gettata a terra, raccolta e custodita. Quante volte in negozio gli occhi ci scappano su quelle 'bottiglie formato bici', colorate, simbolo di qualche nostro campione. Ma come cambia l'entusiasmo quando invece è il ciclista a gettarla ai nostri piedi, quando facciamo un balzo per raccoglierla per primi, e gridiamo 'MIA'. Senza un denaro per acquistarla, e quell'emozione gratuita che i protagonisti ci regalano. Per loro un senso di libertà, di leggerezza, consapevoli di poter regalare un sorriso. E' una borraccia che raccolta conoscerà una nuova vita, su una mensola, sulla nostra bicicletta e che saprà raccontare quel momento, un pezzo di storia di quel corridore. Ora, quel momento diventerà incubo per i ciclisti, sotto sforzo, magari in un momento particolare della corsa. Come Letizia, che ieri negli ultimi muri di un severo Fiandre, ancora agganciate al primo gruppo, getta la sua borraccia fuori dalla zona concessa. Un premio dedicato, una squalifica che infrange il sogno di una ragazzina che avrebbe voluto arrivare soltanto ad Oudenaarde, anche ultima, ma fiera di quanta fatica spesa nel suo viaggio. E poi ancora una multa in denaro, inflitta per questo errore. Un'ammenda che vale più di un misero stipendio che il mondo delle donne subisce ancora, in una parità di diritti che in troppi campi stenta ad arrivare. Le regole sono severe ed in parte anche giuste, evitare che la plastica si disperda nella natura siamo tutti a volerlo, forse però stiamo cercando di annullare ogni tipo di contatto con questo sport. Come ricorderemo i nostri ciclisti ? Le fotografie frenetiche scattate oggi che domani saranno già dimenticate. Per far crescere questo ciclismo, abbiamo bisogno di valori, di contatto, non di cancellare la storia ed i simboli che lo contraddistinguono.
Cara Lety, se passi sotto casa, gettala pure. Io la raccolgo, e le darò il valore che merita.
