Matilde Bertolini e la fuga con Noemi Eremita
"Non molliamo"
C'è un abbraccio che oggi vorrei darti più di ieri, in quella nostra storia di oltre mille giorni fa.
In questo momento, che la vita ci fa capire che non c'è più la possibilità di posticipare le cose, volevo ricordare la nostra storia per un abbraccio da darti più forte domani, che oggi sembra così lontano.
7 aprile 2017, Porto Sant'Elpidio, Marche. La gara alle 10 del mattino, io dalla Toscana e tu dal Molise, avevamo pure qualche chilometro di macchina da farci. La mia prima gara da allieva, la prima di stagione, che ansia quel giorno, ma con quel solito pensiero positivo, di poter far bene. Un circuito pianeggiante di sette chilometri da percorrere dieci volte, con un finale in salita di cinquecento metri. Quel giorno come altri, eravamo entrambe solitarie nella nostra squadra, vestivamo maglie differenti, e ci accomunava spesso nelle gare la testa della corsa, quelle al vento, quelle che tirano, quelle che chiudono i "buchi" e quelle che tentano la fuga.
Fuga che quel giorno, nei primi tre giri, avevo cercato più volte ma con scarso risultato, eppure mi sentivo bene. Iniziava poi il quarto giro, con uno dei tuoi scatti, quella si era una buona ruota da seguire, conoscevo già le tue doti a cronometro, e no, non ti ho lasciata andar via sola. In fuga stavolta eravamo io e te, ti aggancio e come il ciclismo insegna negli scatti più belli della storia, senza mai voltarci indietro sicure della nostra spinta, iniziano i nostri cambi veloci. Chiudiamo il giro, e solo in quel momento uno sguardo indietro ci permette di capire che avevamo fatto il vuoto.
"Non molliamo"
Questo me lo ripetevi, per darmi coraggio, questo lo ripetevi per dare coraggio pure a te. Metri, chilometri verso il traguardo, cambi regolari, mancano due giri soltanto quando mi scappa quel "dai Noemi sei forte continuiamo, stiamo prendendo ancora metri, l'ultimo sforzo". Tu spingevi ancora sodo, come se fosse il primo giro, forse l'adrenalina di essere in fuga insieme, seppur avversarie, ci dava qualche forza in più. Quel suono della campana, a decretare l'ultimo giro, quei sette chilometri che ci avrebbero poi portati alla rampa finale, le ultime fatiche di quei pochi minuti che ci dividevano ancora dalla linea del traguardo. L'andatura era ancora forte, cinque, quattro, tre, due chilometri alla fine, e qui stanchezza e tensione iniziavano a farsi sentire, ma mancava quell'ultima rampa, temuta da entrambe. Mi trovavo davanti a te in uno di quei cambi conclusivi, mille metri a quel "o vinco o perdo". Ancora oggi ricordo quel brivido sulla schiena, la tua bici che si affianca alla mia e la tua mano che si appoggia sulle mie spalle. Entrambe avevamo il fiatone, quel tuo inaspettato "Mati sei grande, prossimo anno facciamo una squadra noi due", allungo anch'io la mia mano per abbracciarti e quel mio "Sei una roccia Noemi, certo l'anno prossimo correremo assieme", erano soltanto il sipario dell'inizio della nostra amicizia. Ma c'era una gara da vincere, in pochi secondi alleanza amicizia e competizione si erano mescolate, ed in quegli ultimi metri di pianura ricordo ancora bene il tuo scatto. Ti riprendo, parto in contropiede, quella curva a sinistra che delimitava l'ingresso alla salita, e le mie gambe sempre più simili a statue di cemento che non avevano più nulla da regalarmi. Il traguardo ormai era vicino, ma tu appena prima della linea mi raggiungi, e metti le tue ruote davanti alle mie. Le tue braccia alzate al cielo, e le mie che accompagnano con un applauso la tua vittoria. Scese dalla bici, ci siamo regalate quell'abbraccio, forte, eravamo stanche, con gli occhi lucidi ma con il sorriso sulle labbra. Tu avevi vinto ed io ti avevo aiutato a farlo, ci eravamo conquistate un'amicizia importante, avevamo quindi vinto entrambe.
Quella promessa però sussurrata in gara, che ancora oggi a distanza di tre anni non siamo riuscite a conquistare, una maglia uguale, correre per la stessa squadra, chissà se un giorno...
Ora in gara sarà ancora battaglia, ci guarderemo con occhi diversi, ma scesi dal sellino, non mi mancherà mai la voglia di abbracciarti ancora.
In questo "vinco o perdo, alzo la coppa o raccolgo un pugno di sabbia" c'è un ciclismo che da lezione di vita per l'ennesima volta, con due ragazzine che avevano appena tre lustri, tre anni fa. Una lezione che punisce il nostro essere maestri nei travestimenti, che senza volerlo, ci fa nascondere sentimenti ed emozioni. Quel "vinco o imparo, alzo la coppa o applaudo il vincitore" ci piace di più, e oggi più di ieri rimbomba il vostro grido :
"Non molliamo" !!
Matilde Bertolini, dedica a Noemi Eremita
