Plouay, l'Europeo TT 2020 di Matilde Bertolini
Cinque, quattro, tre, due, uno, Go!
Un palmo aperto che compare sfuocato di fronte agli occhi per scandire i secondi che mancano alla tua partenza, davanti ad uno sguardo distratto e solo attento a quei primi metri d'asfalto da aggredire. Quello smalto sulle unghie di colore prepotente che ti rendono signorina, ma che impugnando stretto quel manubrio, trovano un significato ben diverso.
Rimangono soltanto pochi secondi per trovare quella concentrazione che hai allenato per lunghe settimane, quel conto alla rovescia così rapido dove trovi il tempo per ricordare le prime traiettorie da seguire sul tracciato, il tempo per guardarti le braccia, il vestito che indossi e notare il colore azzurro, quell'azzurro nazionale che ti pone di fronte, seppur giovane, sempre a grandissime responsabilità e per un attimo pensi anche a chi ti è vicino tutti i giorni, che da casa ti sta pensando e tifa per te. La mano del giudice finisce il conto alla rovescia e quel pugno chiuso pone fine a quell'attesa interminabile sulla pedana. Le tue mani che trovano dimora stringendo forte l'estremità del manubrio per una partenza già concentrata, il cuore già batte forte per l'emozione, ed è subito Start! Un rilancio secco per la partenza, e giù, subito in posizione. Abbandoni la prima curva e già con gli occhi sgranati e attenti che ti segnano netto il volto provi a cercare la prossima svolta, per non perdere la concentrazione, per non perdere secondi in questa gara contro il tempo, così 'particolare' e forse non proprio 'tua' ma che con orgoglio hai portato a termine al massimo del tuo sforzo fisico.
La Tv purtroppo non ci regala nulla di questi gesti, di queste fatiche e ci dobbiamo confrontare anche noi in una lotta contro il tempo per avere qualche notizia a fine corsa.
Chissà quante volte avrai gettato lo sguardo a bordo strada, a cercare una voce amica, un volto conosciuto, perché è li che spesso troviamo il riparo e la forza che ci porta al successo. Chissà quante volte avrai pensato a loro, a mamma e papà e a quella sorellina che insegue le tue orme da ciclista, che da sempre accompagnano le tue gare. E chissà, quanto loro ti avranno fantasticato in quel momento, non potendo essere li con te, ripetendo il tuo nome infinitamente, quasi senza fiato e con quel "vai Maty" che di solito usano a bordo strada per incitare la tua forza nei giorni di gara.
Provo ad immaginare ora, l'emozione della tua famiglia, in quella videochiamata dove volevi mostrare quel tuo fantastico abito azzurro, ambito da ogni ciclista, che avresti indossato soltanto poche ore dopo. Pochi istanti al telefono, un abbraccio virtuale e qualche lacrima ben nascosta anticipano le tue parole che arrivano tempestive a tranquillizzare i loro turbamenti. La notte passa, tra mille pensieri ed arriva presto il giorno, passano le ore e quel minuto preciso per lo start, eccolo!
Arriva una prima vittoria per chi dall'altra parte del telefono ascolta la tua voce dopo gara ancora tremolante : "Mamma, ho dato tutto, sono arrivata morta".
Passano pochi secondi e già subito un'altra vittoria : "In questo momento mi mancate". Una maledetta distanza, annullata per qualche breve istante da un telefono, con occhi socchiusi e con lacrime divorate in silenzio, e urlando ancora una volta : "Vai Maty" !
