Sara Casasola, tra strada e ciclocross
Ero in silenzio, dietro quel tornante, quasi come se giocassi a nascondino.
Offida, terza ed ultima tappa del Giro delle Marche. Al secondo giro, sbuca da una doppia curva la sagoma del pettorale numero 68, con i colori del Team Servetto. Azione coraggiosa dopo solo pochi chilometri dal via, in solitaria, su un percorso avaro di pianura e colmo di sali scendi. Sara è lì davanti, sola contro tutte, proprio come succede nel ciclocross, la sua specialità, dove spesso la corsa si esegue in azioni solitarie. Butta uno sguardo veloce al mio "forza Sara", ma solo qualche secondo dopo scompare dietro la prima collina. In ritardo di qualche decina di secondi sfila il gruppo in fila indiana, che perde unità ad ogni chilometro di asfalto percorso. L'azione di Sara svanisce poco prima di metà gara, ma delle piccole emozioni di cui spesso abbiamo bisogno per credere in noi stessi, ne aveva fatto piena scorta.
Era in silenzio, dietro quel tornante, Nadia. Treviso, 36º Gran Premio Città di Vittorio Veneto, appena domenica scorsa. Con gli occhi stanchi, di chi aveva appena finito la sua gara, a bordo circuito dietro il nastro di confine, con le mani al riparo dal freddo nascoste dentro la sua giacca, e lo sguardo attento verso la sorella più grande. Un pensiero o forse tanti, che tra sorelle non serve neppure urlare. L'incrocio di uno sguardo, quello che senza parole, ti da forza e convinzione. L'incrocio di pensieri, quel ti guardo e imparo, oppure guardami che ti insegno. Quinto posto per Sara, stessa posizione un paio di ore prima per Nadia. E forse quel salto di catena all'ultimo giro non a caso, come un destino per eguagliare la medesima posizione in classifica.
Un piccolo ricordo, nella notte di Natale.
A Sara
