Strade Bianche 2021, una visione diversa dal divano di casa

03.03.2021

Il mio nome che affascina ed il mio percorso invidiato in tutto il mondo, io mi chiamo Strade Bianche.

Dove finisce l'asfalto, inizia la mia poesia. Le schegge di pavé, in quel tappeto grigio che s'impenna fino a raggiungere quella piazza piena di magia. Il ritmo di pedalata che cambia in continuazione, colline, creta, forature. Mani serrate che stringono forte i manubri tremolanti a tratti impazziti. Schiene piegate, parallele al terreno, spalle che sembrano imitare le onde del mare.

Sarà incredibile non poterci essere, lì, con voi! Con quell'emozione che nascerà dal divano di casa, senza poter leggere la polvere che vestirete, senza poter ascoltare i vostri respiri profondi lungo l'ultimo viale di Santa Caterina. Cambierà tutto, le pareti dei palazzi non si vestiranno più di folla, di applausi e grida, delle campane sventolate dai bambini. Dovremo scappare per un attimo dalla realtà, e travestire un pubblico immaginario, cartonato ed in bianco e nero senza audio. Non ho le ali, non ho imparato a volare, e dovrò stare di fronte ad uno schermo; sbatterò le mani su quella Tv, ma rimarranno lucide, nessuna polvere. Eppure avrei soltanto calpestato qualche sasso, incitato qualche nome, ed esaltato le vostre smorfie. Ora spengo la mia macchinetta fotografica, che era già pronta ai soliti scatti, la ripongo nel cassetto, e lo socchiudo. Lego la mascherina al volto, alta, che ricopra bene lo sguardo anche se sono solo. Perché mi vergogno, con gli occhi lucidi, di fronte a questo specchio, a gridarmi addosso la speranza, con un convinto vaffanculo !  

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